"A volte arrivo a pensare che quello che fecero durante gli anni di piombo è assai meno devastante di quello che stanno facendo oggi per occultare la verità. E quello che fa ancora più rabbia, è che lo fanno con gli strumenti di quello stesso potere che ieri volevano abbattere con le armi."

Giovanni Berardi, figlio di Rosario, ucciso dalle BR



IL CASO DI FULVIA MIGLIETTA. UNA LETTERA DI LORENZO CONTI





"SONO D'ACCORDO: LE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME
NON DEVONO RINCHIUDERSI NEL LORO RECINTO"


Caro Giovanni,

sono Lorenzo Conti, figlio dell'ex Sindaco di Firenze assassinato dalle BR-PCC il 10 febbraio 1986.

Sul caso di Fulvia Miglietta, sono perfettamente d'accordo con te quando affermi che le varie Associazioni delle vittime non devono chiudersi in se stesse.

Penso che un confronto con gli ex terroristi, anche se per noi vittime è difficle, è doveroso e produttivo per giungere alla verità e ad una pacificazione condivisa.

La storia di questa ex terrorista deve comunque servire a capire un percorso di pacificazione che ha compiuto una persona che ha commesso degli errori. Non mi sembra, in questo caso, che ci sia la volontà di apparire sui media come invece fanno Curcio, Franceschini e tanti altri.


Saluti

Lorenzo Conti



:: Thursday 01 May 2008 - 21:32:38 ::
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VITTIME E CARNEFICI




Cari amici, in questo momento mi trovo all'estero per una ricerca sulla guerra fredda. Rientrerò in Italia l'11 maggio, ma cercherò comunque di mantenermi in contato con voi. Mi piacerebbe intanto che esprimeste la vostra opinione sul tema proposto da Federica: si può conciliare il diritto dell'ex brigatista Fulvia Miglietta al reinserimento sociale con quello dei familiari delle vittime alla verità? La ritengo una domanda di fondamentale importanza, per una chiusura equilibrata dell'esperienza degli anni di piombo.
A presto.


giofasan



:: Monday 28 April 2008 - 07:35:12 ::
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COME CONCILIARE IL DIRITTO DI PAROLA PER L'EX BR FULVIA MIGLIETTA CON QUELLO DELLE VITTIME ALLA VERITA'




Caro Giovanni,

leggo sul Corriere della sera di ieri: "La Curia genovese invita l'ex brigatista Fulvia Miglietta, diventata catechista, a tenere una conferenza sulla sua esperienza personale con il titolo "Dal terrorismo a Cristo" e l'Associazione vittime del terrorismo scrive una dura lettera di protesta all'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco".
Nell'articolo del Corriere si dice anche che la stessa Miglietta ha poi rinunciato a tenere la conferenza per rispetto alla sofferenza espressa dall'Associazione delle famiglie e delle vittime del terrorismo.
Ora, io capisco che il male fatto da un terrorista produca delle sofferenze fisiche e psicologiche incancellabili, però mi faccio una domanda: perché un’ ex brigatista non può parlare del proprio percorso intimo, della scoperta della fede? Che c'è di male? L'Arcidiocesi di Genova precisa, infatti, che l'incontro con l'ex brigatista "non si proponeva alcuna rilettura di tipo storiografico o politico" ma voleva proporre "una testimonianza di una conversione radicale e profonda". Mi sembra quindi implicito il riconoscimento degli errori compiuti.
Perché quindi una testimonianza del genere dovrebbe ferire le vittime del terrorismo? Vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire perché io - non avendo vissuto sulla mia pelle tragedie simili - stavolta faccio fatica.


Ciao, Federica



Cara Federica,

da un lato, il diritto di un’ex terrorista che ha ammesso i propri errori, ne ha pagato le conseguenze penali ed ora tenta faticosamente di reinserirsi nella vita sociale; dall’altro, quello delle vittime e dei loro familiari alla verità. C’è un debito di verità di cui nessuno tiene mai conto, e finchè non sarà saldato, il conflitto fra i due punti di vista sarà inevitabile: perché ogni volta che un ex terrorista apparirà in pubblico, sarà come spargere chicchi di sale su ferite ancora aperte.
Ma vorrei aggiungere una mia personale opinione. Penso che, per quanto abbiano un miliardo di ragioni, le associazioni delle vittime commettano un errore, che finirà inevitabilmente per ritorcersi contro la loro stessa causa, che è poi la causa dell’intera opinione pubblica. Sbagliano a rinchiudersi in una logica di rifiuto di ogni possibilità di confronto pubblico con i protagonisti negativi di quella stagione di sangue. E così facendo, invece di indurre gli ex terroristi a dire quella parte di verità che hanno finora nascosto, finiranno per legittimare il loro silenzio.


giofasan



:: Thursday 24 April 2008 - 08:51:43 ::
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L'INVASIONE DEGLI ULTRASTORICI - I PADRI PESANO SUI FIGLI E ALLORA E' MEGLIO FARCI I CONTI





Da http://first-life-original-life.blogspot.com/, il blog di Ilde Ferraro:

Centinaia di migliaia di contatti. Una potenza di fuoco notevole sulla rete. E non è un sito di moda, di shopping o di gossip, ma di storia. Il blog di Giovanni Fasanella a cura di Alice Avallone, www.lastorianascosta.com , è la prova che qui ed ora è in atto l’invasione degli ultrastorici. Insomma centinaia di migliaia di persone si occupano di storia. Insospettabile.

Poi quando un pensiero comincia a farsi strada si leggono cose che prima non si sarebbero nemmeno viste. Così, noto sulla prima pagina del Sole 24 Ore che la storia stravince in libreria. Nel 2006 sono stati pubblicati 61mila libri, di cui il 61% novità. A trainare la produzione sono state le ristampe (+7%) e i libri per ragazzi(+15%). Tra i generi più prodotti, dopo i romanzi e gli altri testi letterari moderni, i libri di storia, con 4.441 titoli. Ma chi l’avrebbe mai detto.

Ma forse i libri di storia e il blog di Giovanni Fasanella fanno parte di un unico grande capitolo. Quello per cui i padri nel bene e nel male pesano sui figli. E allora nasce spontanea la voglia e la necessità di farci i conti. Per restare a Giovanni Fasanella, il riferimento va a “Guido Rossa mio padre”, il suo libro-testimonianza su Sabina Rossa. Perché prima di essere un’insegnante, prima di diventare senatrice, Sabina è figlia di Guido Rossa, l’operaio comunista ucciso dalle BR.


(Guido Rossa, con la piccola Sabina)


Non c’è niente da fare i padri ricadono sui figli. Su Sabina Rossa come su Anna Negri, regista e figlia di Toni Negri. Se tuo padre è stato uno dei fondatori di Potere operaio e poi uno dei leader di Autonomia operaia, considerato la mente occulta del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, tu puoi fare la regista e avere un film in programmazione nelle sale ma continueranno chiederti soprattutto di lui. E allora nelle interviste per presentare il film “Riprendimi” alla fine del gioco arriva sempre la domanda “e suo padre?”, immediata la risposta di Anna Negri “spero un giorno si chieda a lui di me e non a me di lui” ed anche “non ho mai letto nulla di mio padre Toni Negri. Non voglio essere identificata con lui”.

Insomma l’invasione degli ultrastorici deve avere qualche connessione con questo bisogno di fare i conti con i padri. Gianfranco dice “scusa ma sui figli non ricadono anche le madri”? Certo, ma quella è un’altra storia. Almeno credo.



:: Wednesday 23 April 2008 - 08:01:08 ::
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